[V. SARDO, Castiglione città demaniale e città feudale. Sue vicende storiche attraverso i secoli, PALERMO, Tipografia DOMENICO VENA, 1910, pp. 284.]. V. [Chiesa] S. Giacomo

“Intorno la metà del secolo XVIII la chiesa di S. Giacomo[1] fu trasferita nella parte elevata della città, in sito più centrale.

Sorse, presumibilmente, sull’ex chiesa di S. Sebastiano, della quale ebbe incorporate le rendite ed i beneficii.

Le tracce di pitture sacre, che si rinvennero al disopra della volta, nel recente ingrandimento della detta chiesa, accennano precisamente ad una costruzione primitiva di differente livello, preesistente all’attuale[2].

[202]L’antichissima tela, raffigurante il martirio di S. Sebastiano, al presente esistente in questa chiesa, conferma la nostra argomentazione.

Questa chiesa è comunemente conosciuta sotto il nome di Maria SS. della Catena, Patrona di Castiglione da tre secoli in qua, perchè in essa si venera il di Lei simulacro.

Questo marmo celebratissimo, d’ignoto scalpello e d’ignota provenienza[3] eccelle, più che per i pregi artistici, per l’angelica espressione del celestial suo volto, ed è, sopratutto venuto in grido per li grandi e strepitosi miracoli operati a beneficio di questa città e fuori.

Ben a ragione Castiglione va altiera di sì taumaturga effigie, della quale è gelosa custode; e a buon dritto la riguarda come il più grand tesoro che si conservi nella città[4].

E’ stata attribuita allo scalpello di uno dei Gagini. Il Filoteo però, loro contemporaneo, nulla dice di esa; il Sardo nelle sue memorie e il Prescimone nella sua breve cronaca, purparlando di questa statua tacciono anch’essi della sua origine. Ciò fa pensare che essa esistesse dimenticata nella vecchia chiesa di S. Giacomo fin dal secolo XV, o che pure sorgesse nell’ultimo ventennio del 1500, poichè, la sua taumaturga fama ebbe principio col miracolo del sudore nella reluiz. del mero e misto impero nel 1612. In seguito a tale avvenimento, difatti, venne Essa, elevata a padrona di Castiglione, mentre [203] fino allora la città era stata sotto il Patrocinio dell’Immacolata.

La simiglianza, intanto, di alcuni non pochi dettagli di questo marmo, con la statua della Vergine col Bambino di Antonello Gagini, che si venera a Messina nella chiesa di S. Maria di Gesù superiore, induce a credere: che se non è opera del Gagini è di scuola gaginiana certamente.

Quest’ultima idea è la più accettabile; allora può essa statua attribuirsi alo scalpello del Mazzola o del Montorsoli o del Calamech (o dei Berrettaro secondo il Prof. S. Agati) tutti scultori messinesi, che vennero dopo i Gagini e molti rapporti ebbero con la Sicilia orientale[5].

Ma se l’artefice, non seppe rendere perfetto l’umano lavoro, guidato dagli Angeli, tutto seppe infondergli quel senso mistico di spirituale fiducia, che ispira i popoli ad adorare in quel marmo, realmente, la Bella Vergine, che siede Regina nelle superne regioni.

Castiglione ha in Lei quella stessa fiducia che ha il bambino nella madre sua.

L’umano affaccendarsi di questo popolo, per liberarsi dal mero e misto impero, nel 1612, fu solennemente cementato [204] dal divino prodigio da Essa in favor suo operato. Il sudore emanato da quel marmo copiosamente fu la divina sanzione per il riscatto di questa città[6].

Nel 1809 accolse benigna il voto di questa gente e prodigiosamente arrestò la lava dell’Etna che minacciava invadere e distruggere la parte più bella e più ricca di questo territorio[7].

Nel 1879, nella ultima eruzione, avvenuta nel nostro versante, in vista della bella Immagine, come per incanto spegnevansi le bocche eruttive e la lava immantinente si fermava, umiliata ed ubbidiente, a breve distanza del fiume Alcantara e di Mojo[8].

E nel dicembre del 1908 chi ci salvò dal seguire le tristi sorti di Messina, se non la bella nostra Vergine della Catena?

L’Etna, terribile ovunque, è mite a noi perché sotto l’im-[205]mediato materno ausilio di sì dolce Signora, nel cui grembo fidenti viviamo.

Chi può ridire le grazie particolari, da questa Madre nostra tuttodì dispensate, a chi con vero affetto e fiducia di esse la sollecita![9]

Lo stuolo dei devoti, che ben due volte all’anno[10] accorre a Lei numeroso, prodigo di doni votivi, di cera e di denari, rivela la grande devozione e la fiducia che non han limite, nutrite in Castiglione e nei convicini paesi!

In quale alto sentimento di fede e di devozione sia tenuta presso i popoli dei limitrofi paesi, lo prova la fede, con la quale nell’agosto del 1900 accorse il popolo di Linguaglossa, numerosissimo, in devoto pellegrinaggio, preceduto dal Rev.do Clero. Tale spontaneo omaggio fu in riparazione del fur-[206]to[11] da sacrilega mano consumato, di tutti i doni votivi, che i fedeli da secoli avevano accumulati, in compenso di grazie concedute dall’Augusta Signora[12].

Negli antichi tempi, in questa Chiesa solennizzavansi con molta pompa due grandi feste. Quella di San Giacomo a 25 luglio e l’altra di Maria SS. della Catena il giorno seguente.

Trasferita la chiesa suddetta nel centro della città «si deperse quella gran fiera[13] che si faceva in tempo della festa di S. Giacomo incominciando cinque giorni innanti, e cinque giorni dopo dura l’esenzione delle gabelle per la suddetta festività del glorioso S. Giacomo, eccetto il frumento, orzo, germana e legumi i quali sono esenti dalle gabelle; ed era in tanta stima, che i messinesi facevano i contratti di crediti colla destinazione del pagamento nella suddetta fiera siccome in molti contratti fatti dalli notari di Messina si vede e per non deperdersi la memoria di tale fiera, il procuratore della suddetta chiesa nel contratto di gabella dei luoghi convicini alla suddetta chiesa depersa, ove si facea la fiera sempre li pone il patto non potere essere molestate in tempo della fiera tutte quelle persone che ivi dimoreranno con qualunque sorte di bestiame siccome per contratti stipulati per l’atti delli notari della città di Castiglione si vede[14]

[207]Nel 1779 questi naturali chiesero di unificare le due feste e l’ottennero prorogando la fiera fino ai 5 di agosto[15].

«Alla vigilia, e nel giorno della festività di Maria S.ma della Catena uscivano due orfane vergini ogni anno, pomposamente vestite e assistevano alla chiesa per tutto il tempo che durava il vespere e la messa cantata, le quali erano vestite dalle donne e poi accompagnate alla chiesa dalli Rev. Sac.ti e Gentiluomini e poi ritornavano alle case delle donne da dove erano uscite e vestite. Maritandosi poi conseguivano i loro legati di onze venti per una volta tantum e l’altra di onze dieci lasciati da Isabella Disano come per suo testamento stipulato per l’atti di Notar Melchiorre Donna a 31 maggio 1689.»[16]

Scomparsi sono: tanto la fiera e la festa di S. Giacomo quanto la elargizione dei due legati.

Ha luogo in essa invece, la festa a Maria SS. della Catena, che solennizza il  popolo nella prima domenica del maggio di ogni anno, (oltre a quella che le fa la chiesa nella 2ª domenica di agosto) così praticato interrottamente dal maggio del 1809 fino al presente, dietro la solenne promessa di questo popolo in occasione della eruzione[17].

«Si trovava fondata in detta chiesa la congregazione della pescagione seu sciabica (estinta da tempo e della quale non si ha più nozione) la quale era composta d’ogni ceto di [208]persone, cioè: ecclesiastici, gentiluomini, mastri e plebei[18].

«Fiorisce invece, al presente l’altra, sotto il titolo di Arciconfraternita di S. Giacomo, la quale assiste alle processioni tenendo il primo luogo come più antica di quella di S. Antonio e di S. Giuseppe ed ha il privilegio d’andare la prima alla magiore chiesa la domenica delle Palme per esponersi il SS.mo[19]. La sua fondazione rimonta al secolo XVI nel qual tempo fu di grande esemplarità e guida nella via della eterna salute, non solo a questi cittadini ma anche ai paesi convicini[20]».

Si notano inoltre in questa chiesa: la Madonna dell’Odigitria: questa pittura arieggia il pennello di Vito d’Anna; nonché una pregevole cornice di stile barocco, dorata con oro zecchino, che simula un ricco cortinaggio sormontato da corona sostenuta da due putti, che incornicia la tela della Madonna del Lume o dei Cuori, pittura di un certo valore della scuola del d’Anna.

Ricorrendo nello scorso anno 1909 il primo centenario della festa votiva di Maria SS. della Catena, si pensò all’ingrandimento di detta chiesa[21], non più corrispondente alla cresciuta popolazione. La ristrettezza del locale non consentì costruire per intiero le due ali laterali, per la qual cosa le è [209] stata data la forma di Croce greca. Non fu possibile averla completa per la festa.

Nei giorni 5, 6 ,7 e 8 agosto 1909, fu solennizzato il tanto atteso centenario della lava del 1809, in onore della Vergine SS. della Catena.

Imprevisti avvenimenti non permisero che fosse celebrato con tutto il fasto conveniente alla grande circostanza, come con pomposa pubblicità, molto tempo avanti era stato annunziato.

Malgrado tutto, però il triduo in onore della Vergine e l’Orazione panegirica, pronunziati con l’anima da P.re Teodosio da S. Detole[22], e il giro del Simulacro per le vie della cit-[210]tà, con nuovo e più indovinato itinerario (percorrendo per la prima volta, la via Federico) infusero alla festa nuovo entusiasmo, che le dette effetto insperato, veramente solenne.”

[1] (48) Pare, che in seguito ad una frana che la danneggiò seriamente, i cittadini pensarono abbandonare la vecchia chiesa di S. Giacomo, della quale ancora esistono gli avanzi abbondantissimi.

[2] (49) «La chiesa di S. Sebastiano, la quale era vicino il castello piccolo accanto il magazzino dell’eredi del quondam D. Bartolomeo Petroccitto, verso [202] mezzogiorno, le di cui rendite e beneficii furono aggregati alla chiesa di S. Giacomo» (Manoscr. SARDO).

  Col sorgere della nuova Chiesa di S. Giacomo più vasta della precedente, venne distrutto il segreto passagio fra il castello e il castelluzzo, del quale parla FILOTEO, descrivendolo come esistente all’epoca sua.

[3] (50) Si ha per leggenda che questa statua, unitamente ad un’altra che trovasi a Roccella, e ad una terza che venerasi a Motta Camastra, fossero insieme, notte tempo, trasportate da buoi, e deposte nei locali nominati!

[4] (51) La devozione a Maria SS. della Catena è antichissima in questa città. Venne introdotta nei primordi del secolo XV, qualche anno appresso l’avvenuto miracolo che Le originò tale titolo.

[5] (52) E opera d’artefice messinese la ritiene l’Ill.mo Sac. Vincenzo Raciti Direttore della Biblioteca Zelantea di Acireale, il quale è molto competente nella partita.

Inoltre, da una notizia esistente nelle scritture della Congregazione di S. Giacomo si rileva che la detta Congregazione avesse dato mandato a un  tale Canuro nel 1554 col caparro di onze 4, perchè si fosse recato in Messina, per ordinare una Immagine della Vergine della Catena.

Trascorso un anno la Confraernita non avendo ricevuto notizia alcuna, nè sulla Immagine nè sul Canuro convenne quest’ultimo in giudizio per le quattro onze!

E ancora la notizia di un tal Camillo Buda, ricavata da antiche scritture (forse nel secolo XVI), di cui è oggetto in una lettera che il medesimo inviava all’Arcipr. G.B. Calì nel 1840, che la famiglia Gioeni, cioè avesse disposto di erigere una statua a Maria SS. della Catena. (Questa lettera a stampa leggesi nella Biblioteca di S. Pietro).

[6] (53) «L’immagine marmorea di Nostra Signora sotto il titolo della Catena, esistente nella Venerabile Chiesa di S. Giacomo per più volte mandò sudore in tanta quantità che fu raccolto in una ampolla; avendosi di tutto ciò cerziorato l’Ill.mo D. Pietro Ruiz Arciv. di Messina, ordinò all’Arcipr. D. Francesco Rametta, allora Arcipr. di questa Città di Castiglione acciò ne prendesse le dovute informazioni super toto facto e trasmetterli in Messina, siccome fu eseguito». V. Manoscr. SARDO cit. pag. 76).

[7] (54) V. doc. N. 24.

[8] (55) Il 26 maggio del 1879 alle ore 5 ¾ circa, p. m. si manifestarono le prime fenditure accompagnate da cupe detonazioni e scosse di terremoto.

 Il martedì 27 amttino incominciò a vedersi l’eruzione, e l’indomani 28, abbondantissimo fiume di fuoco scorreva rapidamente per la direzione di Passopisciaro. Dal 29 maggio al  2 giugno, colmò tutta la Valle di Passopisciaro e gli adiacenti ubertosissimi vigneti. La sera del 2 ripigliò la marcia ferale, dirigendosi verso Iannazzo. Qui, arrestavala il Simulacro della Vergine, che fin [205] dal sabato mattino 31 maggio, era stato portato sotto casa mia (via Castelli) dirimpetto la lava, dietro un triduo praticato in Suo onore in questa Madre Chiesa.

La sera del 6 le bocche eruttive apparvero miracolosamente quasi spente. Il sabato 7 giugno completossi interamente il miracolo della gloriosissima Beata Vergine Maria, sendo cessata totalmente l’eruzione prima ancora degli otto giorni, dacchè si pregava la B. Vergine della Catena.

La pratica del S. Rosario, che tutte le sere si recita nella sua chiesa, ebbe il suo principio in quelle sere di ansie terribili.

[9] (56) Degli innumerevoli miracoli operati riferiamo quello avvenuto nella persona del fu D. Carmine Cimino. – Trovandosi questi nella vigilia della festa di maggio (che qui si celebra in onore di Maria, per voto emesso da questo popolo nella lava del 1809) nella qualità di deputato, ad ornare la Statua dei ricchi doni votivi dei fedeli, (come ècostume di ogni anno) fallitogli un piede precipita, ruzzolando sopra un lungo chiodo, di quelli ove vengono fissati i grossi ceri. Ma, oh, miracolo! il Cimino, nel cadere invoca con ardore Maria e il chiodo anzicchè penetrargli nelle carni si piega sotto il di lui peso, come debile fuscellino, e il Cimino rimane miracolosamente illeso, con grande stupore e viva commmozione dei presenti!

Conservasi il chiodo in memoria del miracolo, tuttavia piegato, e figura fra i voti ricordanti le numerose grazie concedute.

[10] (57) Nella rpima domenica di maggio, festa votiva; e nella seconda domenica di agosto festa ordinaria, in chiesa solamente.

[11] (58) La mattina del 15 giugno del 1899 fu trovata aperta la chiesa di S. Giacomo, che ignoti ladri avevano scassinato. Si penetra in essa atterriti si constata la sparizione della pisside con le Sacre Specie, e il bel Simulacro di Maria spogliato di tutti i preziosi tesori dalla gratitudine del devoto popolo annualmente accresciuti. Generale fu lo sdegno e solenni funzioni furono praticate in espiazione del sacrilego delitto. Con devoto slancio, unanime il popolo prestossi a rifare gli ori, più ricchi, più belli in ornamento della Statua.

[12] (59) A ricordanza degli avvenimenti due epigrafi furon poste lateralmente l’altare della Taumaturga Patrona.

[13] (60) Concessione di D. Lorenzo Gioeni marchese di Castiglione nel 1565 (V. doc. N. 10).

[14] (61) Così il Manoscritto SARDO cit.

[15] (62) V. doc. N. 21.

[16] (63) La festa di Maria SS. della Catena celebravasi allora con molta solennità e devozione. Il Simulacro veniva portato in giro per tutto il paese, e la devozione di questo popolo toccava l’apice del fanatismo!

Lungo le vie percorse dalla processione si trovavano pronte delle donne con asciugamani bianchissimi, per tergere il sudore ai baldi giovani che portavano a spalla la pesante statua, sua una pesantissima bara. Quegli asciugamani venivano religiosamente conservati quali amuleti!

Ora, la Statua non esce che in avvenimenti di grandissimo momento (Vedi doc. n. 25 per la istituz. della festa).

[17] (64) Manoscr. SARDO cit.

[18] (65) Manoscr. SARDO cit.

[19] (66)      Ibid.       Ibid.

[20] (67) In un vecchio Statuto della Congregazione.

[21] (68) Fu solennemente celebrata la posa della prima pietra di detto ingrandimento. La seguente iscrizione, su pergamena, chiusa in tubo di piombo, fu posta sotto essa dal lato nord, nel centro esterno dell’abside sinistra:

«A. D. 1905 die XXIII julii, Archipresbytero Vincentio Sardo Camardi, ecllesiae rectore Sac. Ros. Fiamingo, architecto Iosepho Lamonaca, intuitu festorum, quae solemniter agendae sunt anno 1909 a praeservatione Civitatis et finitorum locorum, ope B .M. V. de Catena obtenta a terribile Etnea igne, ardentissimo civium voto positus fuit primus lapis.»

[22] (69) Castiglione ricorda con onore, di avere avuto altra volta, oratori insigni.

Il gesuita Di Giovanni nel 1896, P.re Gioacchino da Napoli nel 1901, onorarono questo pergamo.

Va adesso superba, e con ragione, dell’aquila italiana del giorno, Padre Teodosio da S. Detole.

 Non parrà una temerità che dica una parola di lui, dettata dalla impressione profonda, indelebile, che ha lasciato nell’animo mio e in quello di tutta la cittadinanza!

 P.re Teodosio, è una modesta ma energica figura di frate francescano, temprata dalle algide e torride temperature, insieme.

 La sua presenza dominatrice fa sentire tutta la picciolezza al cospetto di tanto uomo; ma l’effluvio di vita nuova, che amana dalla di lui persona, infonde un non so che, che riabilita, innalza!

 Dallo studio profondo della natura e del cuore dell’uomo è pervenuto a quella somma di sapere, (che ha formato di lui, per così dire, un portento dell’arte oratoria sacra) che, insieme alla vasta enciclopedica cultura, dasl pergamo, da dove la riversa a torrenti, infonde nelle moltitudini il sentimento vero di religione, di amore, di pace, di carità evangelica.

 La su parola, piena di verità, rapida, vibrata, ammaliatrice, informata a potemte dialettica, affascina, dà fremiti di sensazioni strane, sconosciute, direi quasi soprannaturali, induce allo spontaneo e sincero omaggio di uomini liberi a Dio, alla Vergine SS.!

 Lo gustammo per un periodo di tempo breve assai, fuggente!

 Le sue prediche non furono che un inno fervido, sublime, continuato al [210] Creatore, la divina apoteosi della Sua Vergine Madre, la riverente ammirazione di tutto il creato!

 Non fu certo all’altezza dei centri intellettuali, dove è quotidianamente chiamato a far sentire la sua divina parola. Ben lo premise, che avrebbe detto in forma piana assai, popolare, per essere compreso dal popolo.

 E’ merito dei grandi, scendere ai piccoli!

 Malgrado ciò, nella pienezza della dottrina rivelatrice, non potea non rivelarsi l’uomo superiore, il profondo pensatore, dagli ardenti slanci, dagli scatti improvvisi di lirica sublime, di artista insigne!

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