LA TELA DELLA MADONNA DELLA CATENA DI EBOLI | di Carmine Giarla

LA TELA DELLA MADONNA DELLA CATENA DI EBOLI

di Carmine Giarla

Tela Madonna della Catena

Il titolo della Madonna della catena, non è consueto. E’ circoscritto ad alcuni santuari mariani meridionali.

Ricordiamo S. Maria della Catena di Napoli a S. Lucia, di Cassano Jonico (CS), di Dinami (CT), di Acicatena (CT), di Caltanisetta, di Mongiuffi Melia (ME), di Laurignano (CS).

Il culto medioevale ebbe origine nel 1301, quando la Vergine apparve a un mendicante cieco, Simone Adami, guarendolo. Sul luogo del miracolo furono scoperti i ruderi di una antica cappella bizantina con una immagine mariana nella quale Adami riconobbe la vergine apparsagli. A Palermo si narra di tre condannati che vengono condotti al patibolo, e liberati per l’intervento della Vergine dopo la promessa di cambiare vita.

Ad Eboli la chiesetta è sita nell’omonima contrada. Non è citata dall’elenco di tutti i possedimenti terrieri di Eboli nella <Descrizione> del 1742 di S.Nicola che riporta solo S. Aniello a poca distanza. Pochissime le notizie. Da Giuseppe Maria Pisciotta nel 1787 rifacendosi ad una <nota> del primicerio F. Antonio de Petrutjis (1685-1700) la cita come grangia soggetta a S.Maria della Pietà. E’ A. Romano a ricordare nel 1836 il casale del Ceffato <seu> della Torre con una “sua antica chiesa alla Madre di Dio della Catena dedicata“. Destituita di fondamento è la notizia di legarla a S. Maria Maddalena. Dalla tela che in essa si conservava e che in essa ritorna dopo il restauro potrebbe aver avuto origine il titolo alla chiesa ed il culto devozionale.

Essa rappresenta una Vergine incoronata e Bambino con globo crucifero (Salvator Mundi). La pellicola pittorica presenta vaste cadute ed evidente ossidazione. Sebbene omogenea l’opera presenta macroscopici interventi integrativi a <reticolo> piuttosto recenti alla mano di Maria ed al panneggio ricoprente tutta la gamba destra del Bambino. Prende il nome da una catena tenuta dall’angelo. Non mancano precisi riferimenti stilistici di una cultura arcaizzante. L’autore, infatti, prende le mosse nell’impostazione dalla tradizione pittorica locale. Gli è nota la frequente lezione del modulo tardo cinquecentesco della Vergine e del Bambino col globo in S. Maria di Loreto, in S. Donato ed anche nell’affresco del lunettone esterno in S. Maria ad Intra. Rifacimento, dunque, di un prototipo persistente persino nell’antica e perduta Incoronazione della Madonna del Castello della famiglia Juliano, di cui ci resta una riproduzione settecentesca inserita nel protocollo di B. Romano del 1743. Rispetto a questi precedenti l’autore se ne discosta formalmente nella resa cromatica e nell’impaginazione con non poche soluzioni. Scomparsa la cattedra della maestà e la corona regale sostituite dalla corona di 12 rose e dalle nuvole, abbandona la piattezza frontale dell’immagine, la madonna è fissata nel molle abbraccio del figlio, colta manieristicamente in leggera torsione del collo. Il Bambino Gesù è reso quasi una bimbetta dal collo un po’ gozzuto con grandi occhi sgranati.

Ma l’attributo della catena è della morte serena voluti da un colto committente mariano, forse <liguorino>, inserisce la realizzazione della tela ebolitana non oltre la seconda metà del XVIII secolo o del 1787 come opera di ignoto vicino ai modi di De Maio pittore legatissimo a S. Alfonso Maria de Liguori.

Scrive il santo citando dal Siracide, 6: “Vincula ejus alligatura salutaris in novissimis invenies requiem in ea”, (<in morte ti troverai legato dalle dolci catene dell’amore alla madre di Dio! Queste catene sono catene di salute, che t’assicureranno della tua salute eterna e ti faran godere nella morte quella beata pace e del riposo eterno>). Nella liturgia e nell’arte, la teologia greca, connette la sapienza, (quella “ea” biblica di ECC., 6) alla Vergine Maria celebrandola nelle invocazioni mariologiche <Sedes sapientiae>. Anche nelle litanie bibliche e lauretane Maria, la madre di Dio è dimora della sapienza. Nella tela della Madonna della Catena Maria dice:

1) injice pedem tuum in compedes illius et in torques illius collum tuum

<INTRODUCI IL TUO PIEDE NEI SUOI CEPPI, IL TUO COLLO NELLE SUE CATENE>;

2) in novissimis invenies requiem in ea et convertetur tibi in oblectationem

<ALLA FINE TROVERAI IN LEI RIPOSO ED ESSA TI SI CAMBIERA’ IN GIOIA>.

Perché i ceppi e le catene di Maria danno gioia e ci prospettano la vita eterna? Perché seguendola nel suo esempio, saremo liberati dalle catene della schiavitù del peccato, dell’idolatria, dell’egoismo. Chi opera questa liberazione, cioè la nostra conversione? Maria ci indica, come nella tela, Gesù Salvatore del mondo, Cristo e Cristo crocifisso. E proprio Gesù, (Mt 11, 29) teneramente dice: “tollite jugum meum super vos e discite a me, quia mitis sum et humilis corde et invenietis requiem animabus vestris (<Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me perché sono mite ed umile di cuore e troverete la pace per le vostre anime.>).

Allora, poiché siamo stati liberati per la grazia di Gesù Cristo dalla schiavitù dell’Inferno”, abbracciamo e stringiamo con amore queste dolci catene, che ci rendono servi ed amanti di Gesù Cristo,” e che Maria ci offre. Anche noi otterremola corona del Regno eterno tra i Beati nel Paradiso. Ma come incatenarsi al giogo di Cristo quotidianamente attraverso Maria?

Ancora è la cona a rammentarlo. Con il rosario. La preghiera del rosario infatti è la corona delle rose sulla testa di Maria. E Maria procurerà, mediatrice di tutte le grazie, la misericordia del divino suo Figlio nostro Signore.

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